Nuovo campus Amazon: riscaldato con il calore di scarto del data center - Studio di architettura design e ingegneria roma
29
post-template-default,single,single-post,postid-29,single-format-gallery,ajax_fade,page_not_loaded,,select-theme-ver-1.7,vertical_menu_enabled, vertical_menu_transparency vertical_menu_transparency_on,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive

Nuovo campus Amazon: riscaldato con il calore di scarto del data center

È passato quasi un anno e il visionario progetto per il nuovo campus di Amazon sembra ormai prossimo all’inaugurazione. Stiamo parlando di un’idea che inizialmente sembrava impossibile da realizzare ma che oggi sta per diventare realtà: il nuovo campus sarà riscaldato dal data center del grattacielo adiacente.

I protagonisti di questo progetto sono il nuovo campus Denny Triangle, voluto dal colosso dello shopping online e il Westin Building. Il primo è un complesso costituito da tre biosfere di dimensioni diverse distribuite su una superficie complessiva di 300.000 metri quadri, mentre il secondo è un grattacielo che svetta nello skyline della città di Seattle. È alto ben 34 piani e, al suo interno, ospita un enorme data center, in continua attività e in grado di generare, inconsapevolmente, una grande quantità di energia.

Il calore generato dai computer utilizzati per l’attività quotidiana del centro, infatti, può essere sfruttato per riscaldare l’edificio del campus durante la stagione invernale. In questo modo sarà possibile ridurre notevolmente gli sprechi, diminuendo di fatto la quantità di calore altrimenti necessaria per riscaldare l’edificio e si effettuerà un vero e proprio riciclo energetico. L’energia in eccesso non verrà dissipata nell’ambiente ma verrà riutilizzata e sfruttata appieno.

Il teleriscaldamento

Il sistema utilizzato per raggiungere l’obiettivo del progetto è un impianto di teleriscaldamento. Il calore del data center, infatti, verrà impiegato per riscaldare l’acqua che sarà trasferita al campus di Amazon. Una volta raffreddata, l’acqua tornerà indietro fino al Westin Building, dove verrà nuovamente portata a temperatura maggiore per essere rimandata ancora una volta all’edificio adiacente.

In termini di risparmio energetico questo intervento dovrebbe permettere al re dello shopping online di risparmiare circa 80.000.000 di kW/h nell’arco di 25 anni. Considerando che Amazon sfrutta quasi 10.000 kW/h all’anno, il risparmio dovrebbe essere decisamente notevole.

Nel teleriscaldamento tradizionale il calore è solitamente generato da una centrale di cogenerazione che, a seconda del tipo di combustibile utilizzato per la produzione di energia termica, può essere a gas naturale, a combustibile fossile o a biomasse. In alcuni casi vengono sfruttati, per l’alimentazione della centrale, anche la geotermia e i panelli solari.

Il calore viene utilizzato per riscaldare un fluido termovettore distribuito all’interno di tubazioni opportunamente isolate e interrate. Il fluido termovettore più utilizzato è l’acqua. L’acqua viene inviata all’edificio da riscaldare quando raggiunge una temperatura di circa 90° C, attraverso le tubazioni di mandata, e torna quando la sua temperatura è scesa a 30°- 60°, attraverso le tubazioni di ritorno. L’acqua che arriva all’edificio può essere utilizzata per il riscaldamento oppure nell’impianto igienico-sanitario.

Sicuramente, in un clima come quello che caratterizza i nostri tempi, quando qualcuno sembra finalmente essersi accorto di quanto sia importante evitare gli sprechi energetici, non lascia più a bocca aperta pensare ad un sistema in grado di sfruttare il calore che altrimenti verrebbe dissipato nell’aria. E’ quanto ammesso anche da Ash Awad, direttore del settore marketing della McKinstry, nonchè ideatore del sistema. La novità del progetto presentato risiede, infatti, non nel recupero del calore, ma nel suo recupero tra edifici diversi con proprietari diversi. Il sistema, infatti, è diventato quasi abituale all’interno della stessa abitazione, ma non aveva mai oltrepassato le mura domestiche. Ora, invece, per la prima volta, è possibile pensare più in grande e capire se si potrà applicare questa tecnologia anche a situazioni di entità maggiore. La speranza è quella di aver aperto un varco, di aver fatto entrare un po’ di luce nel tunnel buio dell’eccessivo spreco energetico e di poter allargare sempre di più quel fascio luminoso. La strada è in salita, ma Awad è positivo e, intanto, si gode il meritato successo per l’esperienza condivisa con Amazon.

 

Fonte: https://www.architetturaecosostenibile.it

No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.